Italian Cultural Institute of Bruxelles

March-May 2018

“Linda Carrara nata a Bergamo nel 1984, vive e lavora tra Milano e Bruxelles”: il sottotitolo della mostra A/R nella sua minimale chiarezza racchiude e sintetizza la situazione biografica di un’artista che della trasferta ha fatto una condizione esistenziale trovandovi il punto di partenza per riflessioni e spunti creativi condensati in opere già nate, in divenire o da elaborare.

Filoni paralleli di ricerca si incontrano intorno ad un nucleo concettuale univoco, la legittimità della mimesi nell’arte, la fondatezza del principio figurativo: un “valore” che le riflessioni di Linda Carrara caparbiamente continuano a indagare, talvolta per provare ad affermarne le funzioni, talvolta invece svincolandosi dal reale “oggettivo” per lasciarsi condurre verso un altrove che svii la mente dall’apparenza e offra in cambio, come un dono, la poesia surreale di interpretazioni inedite, la meraviglia dell’inaspettato e l’evocazione del possibile, scaturite non dal soggetto della raffigurazione in sé e per sé, ma dal dialogo fra l’opera e lo spettatore. In tale processo creativo, lasciato all’apparenza non compiuto, lo spettatore è infatti spesso fortemente implicato (quasi quanto lo è l’autrice), sollecitato dall’invito dell’artista a partecipare alla vita dell’opera, ad attribuirle un senso con la propria individuale interpretazione, come a voler stabilire un patto di condivisione fondato sulla ferma fiducia nella pluralità semantica dell’arte.

L’imprescindibile necessità che spinge gli artisti a interrogarsi sulle ragioni e i modi del complesso organismo di cui è costituito il fare artistico conduce Linda Carrara a ripensarne alcune questioni cruciali, come le sue finalità decorative, rivisitando ad esempio un tema, quello della ‘natura morta’, svalutato un tempo in ragione della tradizionale gerarchia dei generi (almeno fino alla caravaggesca Fiscella dell’Ambrosiana), proprio per la clamorosa assenza in esso di un soggetto nobile e dunque nobilitante.

Da qui l’innesco per un’appassionata ricerca sui generi artistici nell’arte, sui materiali, sulle tecniche e sul valore da essi rivestito nella storia dell’arte.

Prioritario, in tali riflessioni, l’interesse di Linda Carrara per il trompe-l’oeil, sicuramente una delle più stranianti forme di inganno che gli artisti — quelli che si sono affannati alla ricerca della perfezione nel raffigurare la realtà — hanno utilizzato, finendo col negare quella realtà proprio laddove riuscivano a renderla più vera e credibile.

Così dai tempi delle contese pliniane tra Zeusi e Parrasio fino ai topoi letterari del Rinascimento in cui la Natura sconfitta cede le armi dinanzi all’abilità dell’Artista, il bilico equivoco tra realtà e finzione, rivelato con forza dirompente dallo “spazioso” Giotto agli Scrovegni, approda in Fiandra sui volets dell’Agnello mistico di van Eyck, suscitando entusiasmi tra quei fiamminghi così avidi di realtà, mentre da noi era diventato nel frattempo

regola, rassicurazione e sistema nella prospettiva brunelleschiana, per poi raggiungere nei secoli a venire nuovi orizzonti di illusionismo virtuosistico.

È proprio l’apparente, granitica incontrovertibilità della legge prospettica a offrire materia ad un filone ulteriore dell’opera di Linda Carrara. L’artista, nel ribaltare i principii della prospettiva stessa, intende mettere in luce tutta l’inefficacia dolorosa delle convenzioni — anche le più antiche e autorevoli — attraverso i suoi “floating objects”: oggetti fluttuanti, forse allo sbando, su ombre impossibili e ingannatrici. Altri oggetti e altri corpi inerti sembrano sfidare, senza vita, altre leggi e non poter più galleggiare, quasi completamente integrati nello specchio

rifrangente di un fiume melmoso in cui, come schegge di dolore che si conficcano nell’anima, o come scorie, sopravvivono a oltranza, mentre è la densità del fluido in cui giacciono a provocare bruschi effetti di rottura e devianza da forme più immediatamente riconoscibili.

Anche ad un materiale prezioso come il marmo, la cui nobiltà è accreditata nei secoli da valori e simbologie evocatrici di altezze morali e spirituali principalmente in virtù della sua saldezza, vengono sottratte da Linda Carrara alcune delle sue qualità più peculiari: della solida e massiccia materia marmorea l’artista fa sgualcita fiacchezza, tela abbandonata in attesa di un ruolo, dalla sua essenza stereometrica ricava linearità, piano grafico e il gioco illusorio di un disegno bidimensionale, senza forma né volume, piatto. Tutte le potenzialità della scultura dirottate a trasformarsi in pittura: cosa ne avrebbe detto il divino Michelangelo, che riteneva la scultura esser “lanterna della pittura” …

----EN

“Linda Carrara, born in Bergamo in 1984, lives and works in Milan and Brussels:” this is the subtitle of the exhibition Andata e Ritorno at the Brussels Italian Cultural Institute, a minimal and clear statement outlining the biography of an artist for whom travel has become an existential condition, a starting point for reflections and a source of creative inspiration translating into past, present, and future works.

Parallel streams of research converge around one single and univocal conceptual core: the legitimacy of art’s mimetic action, the validity of figuration: a “value” that Linda Carrara relentlessly explores, in her attempt to assert functions or, when breaking free from “objective” reality, in her attempt to reach out for an otherness that can divert the mind from appearance, offering in return the surreal poetry of unprecedented interpretations, moments of unexpected wonder and the evocation of what might be possible, all unfolding not from the artwork’s subject per se, but from the dialogue between the artwork and the viewer.

In this seemingly unfinished creative process, viewers are vigorously drawn into the artwork (almost as much as the artist herself), urged to participate in the life of the artwork, and to attribute a meaning to it

with their interpretation, as if they had to make a pact asserting their firm belief in the semantic plurality of art. The inescapable need that pushes artists to explore the reasons and the methods of the complexities of artistic practice, has led Linda Carrara to rethink some crucial matters, such as art’s decorative function and “still life,” a genre that was once considered inferior due to its ostensible lack of any noble and thus ennobling subject (until Caravaggio’s Basket of Fruit at the Ambrosiana).

Hence, the artist’s passionate research on artistic genres, on materials, on techniques, and on their value through history. Linda Carrara focuses especially on trompe-l’oeil, definitely one of the most

bewildering forms of deception that artists who work towards perfecting the depiction of reality have ever used, ultimately denying that reality they faithfully reproduce.

The contest between Zeuxis and Parrhasius, the Renaissance literary topoi where Nature surrenders before the Artist’s ability, and the ambiguous balance between reality and fiction, powerfully and spatially revealed in Giotto’s Scrovegni Chapel reached the Flanders on the shutters of Van Eyck’s Adoration of the Mystic Lamb quenching the Flemish people’s thirst for reality. A novelty that in Italy had already become a rule, the reassuring rule of Brunelleschi’s perspective that during the centuries that followed translated into new virtuoso and eye-deceiving illusions.

It is the apparent and rock-hard incontrovertible nature of the rules of perspective that marks a further

line of research in Linda Carrara’s work. Through her “floating objects” – fluctuating, drifting objects on impossible and deceiving shadows – she overturns the principles of perspective, highlighting the painful ineffectiveness even of the most time-honoured and respected conventions. Other inert objects and bodies seem to be lifelessly challenging other norms, being unable to float, almost entirely integrated in the refracting mirror of a cloudy river, where like painful splinters or slags plunged into the soul, they keep on surviving while the density of the fluid in which they float provokes sudden ruptures and swerves from any recognizable shape.

Even a precious material like marble, whose prestige has been stated over the centuries by values and symbols reflective of high moral and spiritual principles by virtue of its firmness, is deprived of its essential qualities: Linda Carrara in fact turns solid strong marble into crumpled feebleness, into an abandoned canvas waiting for a role; from its volumetric essence she draws out linearity, a graphic

plane, a deceptive two-dimensional flat drawing with no shape nor volume. All the potential of sculpture translated into painting: what would the divine Michelangelo say, he who believed that sculpture was the lantern of painting?

-----FR

Linda Carrara est une artiste qui, depuis plusieurs années, partage sa vie et son oeuvre entre l’Italie et la Belgique. Ce déplacement continu l’amène à réfléchir au thème du voyage, aux conséquences des départs, des retours et au caractère illusoire du réel. En effet, pour Linda Carrara, la réalité est essentiellement transitoire, tout comme le sont les sens et la valeur que l’on attribue

à l’oeuvre d’art. Les oeuvres inachevées en apparence de Linda Carrara reflètent les éléments de la vie interrompus par les départs. Une vie et des oeuvres qui prennent un sens nouveau avec des valeurs différentes à chaque retour. L’impression douloureuse de perdre le sens des choses et de la vie au cours du voyage est exprimée dans les oeuvres de Linda Carrara. Elle utilise par exemple des renversements de sens, ou de faux trompe-l’oeil qui ne reflètent pas la réalité mais la déforment, comme le fait l’eau qui ne reflète pas les silhouettes des objets mais les réfracte en les rendant presque méconnaissables. L’artiste utilise un procédé analogue avec le marbre qu’elle n’utilise pas seulement pour la sculpture mais également pour le transformer en peinture, en créant des dessins bidimensionnels sans forme ni volume et à l’intense pouvoir évocateur.

----NL

Het werk van Linda Carrara concentreert zich grotendeels op de existentiële toestand van artiesten

in beweging die continu van het ene naar het andere leven en van het ene naar het andere land trekken. Tijdens haar creatief parcours neemt ze aan de ene kant afstand van de “objectieve” realiteit terwijl ze gebruik maakt van het figuratieve karakter van een andere realiteit. De artieste richt zich op een lyrische evocatie die, in de meeste gevallen, de deelname van het bewustzijn van de toeschouwer vereist, waardoor zij haar werk met hem deelt en hem betrekt bij haar argumentatie. Ze deed onderzoek naar artistieke genres, materialen en technieken en realiseerde zo opmerkelijke creaties in trompe-l’oeil. Contrasterende perspectieven, op dezelfde manier als vormen die door water of spiegels van de hemel worden gereflecteerd, roepen expressieve betekenisvarianten op.

A/R Linda Carrara [nata a Bergamo nel 1984, vive e lavora tra Bruxelles e Milano]