Arte novembre 2011

rubrica EMERGENTI a cura di Alessandra Redaelli
 
“Una pittura essenziale, scarna, in bilico tra un figurativo onirico e qualche suggestione concettuale, caratterizza i lavori di Linda Carrara. Nata vicino a Bergamo ventisei anni fa, ha frequentato l’Istituto d’arte di Monza e poi l’Accademia di Brera, a Milano. Lì è stato fondamentale per lei l’incontro con Vincenzo Ferrari, del quale prima ha seguito il corso al Dipartimento sperimentale di arte contemporanea e di cui poi è stata assistente per sei anni.
Nei suoi lavori abbonda il nero, qualche volta sfondo per delicate composizioni in negativo a matita bianca, qualche volta ombra crepuscolare in scene parzialmente immerse nel buio. “Per me il buio è un luogo senza limiti”, spiega, “dove si stagliano figure, oggetti e paesaggi del vissuto”.
Tuttavia si tratta spesso di un buio delimitato da pareti, o da quelle che sembrano fitte cortine di alberi, e l’effetto è vagamente claustrofobico, come nelle stanze spoglie di Francis Bacon. Dalla pittura di qualche anno fa – più realistica, attenta alla verosimiglianza dei dettagli anatomici e più complessa nella costruzione degli spazi – l’artista è passata a un minimalismo che ottiene sfrondando la scena da tutti i dettagli per arrivare “al particolare che nella sua semplicità riesca a riassumere il senso del reale”, dice.